venerdì 4 maggio 2012

I numeri e la realtà


Viviamo  veramente in uno strano Paese.
Per tentare di allontanare l’Italia  dal baratro del fallimento  siamo necessariamente chiamati a compiere degli importanti sacrifici.
Una cura,  drastica e dolorosa, quasi certamente necessaria per evitare guai molto, ma molto, peggiori.
E che succede ?  Di tutto e di più.
C’è, ad esempio,  chi assalta le sedi dell’Agenzia delle Entrate, chi addita Equitalia come  un pericoloso boia che ingrassa in continuazione le corde per impiccare innocenti ed onesti cittadini …
Ma dobbiamo, sempre ad esempio, anche vedere molti  Sindaci, alcuni ex Ministri, Parlamentari di governo e di opposizione  che “remano contro” con grande frastuono:  si pongono alla guida di improbabili rivolte fiscali, incitano –in buona sostanza - all’evasione e, più in generale, al non rispetto delle leggi dello Stato.
Mettono, cioè, il classico “bastone fra le ruote” al Manovratore (che non è un politico di professione) con l’unico probabile obiettivo di cavalcare il malcontento (peraltro a volte  legittimo) che è presente in larghe fasce della popolazione.
Fanno bene, perché lo fanno?  Probabilmente –ma è una mia personale opinione- solo per ottenere qualche beneficio elettorale.
Ma mi sembra che nessuno (o forse pochissimi) si ferma(no) un attimo a riflettere: se siamo in questa condizione a chi lo dobbiamo ?
Osserviamo il macigno che ci sta trascinando a fondo,  l’abnorme debito pubblico e cerchiamo di capire chi lo ha generato.
 In risposta ad un commento sul precedente post (http://avanzidicervello.blogspot.it/2012/04/deficit-continui-o-obbligo-di-pareggio.html#comment-form ) osservavo che … “se datiamo idealmente l’inizio della c.d. “seconda Repubblica” al 1-1- 1994 ed osserviamo l’evoluzione del nostro debito pubblico negli ultimi 19 anni si registra un sonoro (drammatico) raddoppio! A fine 1993, secondo la ricostruzione storica di Bankit che ho citato nel post, eravamo a 959.713,50 milioni di Euro mentre ora siamo a 1.928.211, un aumento appunto del 100,9% !
Approfondiamo un pò di più e cerchiamo di capire a chi, Presidenti del Consiglio e Ministri del Tesoro e/o dell’Economia,  dovremmo probabilmente dire “grazie”.
Se partiamo con la nostra analisi qualche mese dopo la data sopra indicata, e cioè dall’inizio della  XII Legislatura (quindi con il parlamento uscito dalle  elezioni politiche il 27 marzo 1994), e più precisamente con il I^ Governo Berlusconi, in carica dal 10 maggio 1994 e chiudiamo con l’ultimo giorno del IV^ Governo Berlusconi (16 novembre 2011), registriamo la successione di 10 Presidenti del Consiglio e l’alternanza di 12 Ministri del Tesoro/Economia (cfr. http://www.governo.it/Governo/Governi/governi.html ).
In realtà, se consideriamo  le  persone fisiche, notiamo che i Presidenti del Consiglio sono stati solo 5 e che i Ministri del Tesoro/Economia sono 7.
Eccoli, in ordine decrescente di giorni di governo, e con l’incremento del debito pubblico generato sotto la loro “guida”.
Presidenti del Consiglio
In carica per
Ministri del Tesoro/Economia
Aumento, in valore assoluto, del debito pubblico
(in milioni di Euro)
n. mandati
n. giorni
Silvio Berlusconi
4
3.342
G. Tremonti; D. Siniscalco
       565.018,05

Romano Prodi
2
1.607
C.A. Ciampi; T. Padoa Schioppa
       155.854,03

Massimo D’Alema
2
552
C.A. Ciampi; G. Amato
         42.140,00

Lamberto Dini
1
486
L. Dini (interim)
       100.751,44

Giuliano Amato
1
412
V. Visco
         36.232,00


Chiarisco che l’aumento del debito è stato da me calcolato quale differenza fra l’ammontare della esposizione debitoria italiana alla fine dei mesi di inizio e termine dei rispettivi governi. I dati di base sono quelli ufficiali, resi pubblici da Banca d’Italia in  http://bip.bancaditalia.it/4972unix/homebipentry.htm?dadove=stor&lang=ita.
Alcune semplici elaborazioni su tale base di dati portano a mostrare queste ulteriori, a mio parere molto interessanti, informazioni:
Presidenti del Consiglio
in carica per
Aumento, in valore assoluto, del debito pubblico

n. giorni
In percentuale sul totale
in milioni di Euro
In percentuale sul totale
Silvio Berlusconi
3.342
52,23%
       565.018,05

62,78%
Romano Prodi
1.607
25,11%
       155.854,03

17,32%
Massimo D’Alema
552
8,63%
         42.140,00

4,68%
Lamberto Dini
486
7,59%
       100.751,44

11,19%
Giuliano Amato
412
6,44
         36.232,00

4,03%
Totale
6.399
100,00%
       899.995,53

100,00%

Le differenze che emergono fra tempo di permanenza al governo e entità dell’aumento del debito generato sembrano evidenti.
Ma ecco  l’ultima “chicca” che può forse soddisfare ulteriori  curiosità.
In ogni giorno di guida dell’Italia i  Presidenti del Consiglio della 2^ repubblica di quanto hanno fatto aumentare il debito pubblico ?
Et voilà,  ecco la graduatoria in ordine crescente di debito generato:

Rank
Presidente del Consiglio
Debito pubblico generato (in milioni di Euro) ogni giorno di permanenza in carica
1
Massimo D’Alema
  76,34
2
Giuliano Amato
€ 87,94
3
Romano Prodi
€ 96,98
4
Silvio Berlusconi
€ 169,07
5
Lamberto Dini
  207,31

Conclusioni, giudizi ?
Poiché ognuno di noi normalmente filtra le informazioni attraverso un autonomo sistema di valori, influenzato anche da simpatie politiche e convinzioni economiche e sociali, lascio a ciascun lettore di trarre le conseguenze.
Certo, a volte i numeri possono anche assomigliare a pietre.
A me piace comunque concludere ricordando questo pensiero tratto dalla “Metaphisica” di Aristotele:
“Il numero misura la realtà e permette di penetrarne il significato”

10 commenti:

  1. Cioe', se non sbaglio, Berlusconi (3342 giorni al potere) batte nettamente Prodi+D'Alema, (in totale 2159 giorni alla guida dell'Italia) 169 a 91 !!! Peccato che si tratta dei milioni di Euro di aumento del debito di questo povero Paese!
    Paolo D.

    RispondiElimina
  2. Ma Silvio Berlusconi non ha mai messo, al contrario di Prodi e D'Alema, le mani nelle tasche degli italiani aumentando le tasse !
    Filippo F.

    RispondiElimina
  3. Filippo F, La prego: restiamo al “sodo” e non divaghiamo tirando fuori gli slogan!
    Se Berlusconi avesse seguito le ricette di Prodi e D’Alema e risparmiato, se ho fatto bene i calcoli, ben 77,4 milioni di Euro al giorno di maggior debito pubblico in ciascuno dei suoi 3.342 giorni di guida dell’Italia, il 16 novembre del 2011 avrebbe consegnato il Paese con un debito pubblico inferiore di ben 258.535,4 milioni di Euro !
    A fine novembre dello scorso anno avremmo quindi avuto un debito complessivo di 1.646.323 Euro ed il rapporto Debito/PIL dell'Italia sarebbe sceso dal 120 % al 104 per cento !
    Demetrio G.

    RispondiElimina
  4. Dopo tanti sprechi (tanto paga Pantalone!), sorpresi per i sacrifici che ora vengono (finalmente!) richiesti ?
    Ma anche uno studente del primo anno di Economia dovrebbe conoscere la “proposizione di equivalenza di Barro-Ricardo” secondo la quale, come ad esempio testualmente riportato alla pag. 661 del testo di R. Dornbusch, S. Fisher – Macroeconomia, Ed Il Mulino, “il finanziamento del disavanzo attraverso l’emissione di titoli del debito pubblico (come è avvenuto massicciamente in Italia) ha il solo effetto di rimandare l’imposizione fiscale in periodi futuri”)
    Homo Oeconomicus

    RispondiElimina
  5. Mi piace il tuo riferimento ad Aristotele, è un buon inizio per ragionare. Naturalmente bisogna interpretare la frase cercando di definire le parole che la compongono. Numero (in genere considerato concetto primitivo), misura, realtà, permettere, penetrare, significato oltre ai connettivi il, la, e, di. Certo la situazione comincia a complicarsi di più, ma non so se ti ricordi ciò che ci fece scrivere sul quaderno in prima media la Favara (che pure mi sembra ora che non avesse capito molto di matematica): noblesse oblige. Non mi avventuro per ora in questa analisi anche per non cadere nella trappola del numero dei caratteri (l'altro giorno sono caduto per la seconda volta sulla cancellazione di quanto scritto). Per ora mi preme sottolineare la necessità di proporre argomenti veramente scientifici cercando di separarli da convinzioni ed interessi personali. A me non interessa essere della Roma o della Lazio. Certo ho piccoli interessi personali che vorrei tutelare ma non intendo farlo in modo furbesco. La furbizia paga se si è in pochi a perseguirla, ma ormai sono tutti furbi e vincono solo gli extrafurbi, tra i quali io non rientro.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Massimo, grazie e benvenuto fra i Commentatori di questo blog !
      E’ vero che i numeri misurano la realtà, ma per l’interpretazione non è facile restare neutrali.
      Rammento (e forse lo ricordi anche Tu) che una grande Maestro, Federico Caffè, alla prima lezione di ogni Suo corso universitario (per qualche anno ho seguito le Sue lezioni anche dopo la laurea) diceva all’incirca questo: cercherò di esporvi i concetti nel modo più neutrale possibile, ma siccome mi rendo conto che questo sarà molto difficile, dichiaro in anticipo le mie convinzioni ed i miei “valori” …
      Circa la distinzione fra furbi ed extrafurbi, hai perfettamente ragione. Mi sembra tuttavia (ma forse sbaglio) che il numero degli extrafurbi è aumentato molto e ora le cose potrebbero complicarsi anche per loro !

      Elimina
  6. Rammento con gratitudine Federico Caffè in particolare per: l'onestà intellettuale, aver affrontato il problema dei sistemi, la sua concezione di economia e la conseguente definizione di politica economica che ancora appare su Wikipedia. Non so da dove cominciare, ma scelgo da sistema proprio per la sua portata generale.
    All'esame mi chiese cosa pensassi dei sistemi aperti e chiusi ed io risposi che in fondo tutti i sistemi erano aperti. Accettò la risposta, ma mi ero dimenticato di affrontare il problema se esistesse un sistema totale che avrebbe dovuto essere necessariamente chiuso. Ma contemporaneamente cominciai a pormi il problema della definizione di sistema. Certo affrontai il problema nella mia vita con le mie modeste capacità e possibilità. Ti ricordi la differenza riportata sul libro di ragioneria fra sistema e metodo? Ecco quella era mistificazione o scrivere un libro per scriverlo esaudendo i desideri di un mandante rimasto anonimo, se così non fosse sarebbe molto peggio: il nulla. Sistema è un oggetto i cui elementi derivano gli uni dagli altri (Abbagnano, Dizionario di filosofia, Utet), quindi non esistono variabili indipendenti, che possono essere considerate tali solo per semplificazione e tenendo in adeguato conto di ciò nella interpretazione del risultato finale. La definizione di Wikipedia mi sembra corretta formalmente ma non adeguatamente espressiva per chi non conosce il problema e a cui è destinata fondamentalmente.
    A un certo punto mi è cominciato ad essere chiaro il significato della lotta contro Galileo e del dialogo sui massimi sistemi, tolemaico e copernicano. Se il mondo è un sistema e dio lo ha creato, fa parte del sistema oppure no? Per definizione dovrebbe far parte del sistema, ma allora è un elemento come gli altri per cui come gli altri elementi derivano da lui anche lui deriva dagli altri. Se dio non facesse parte del sistema allora il sistema non sarebbe totale in contraddizione con l'ipotesi. Credo ce ne sia abbastanza per rendersi conto della sua pericolosità e della necessità di oscurarne il significato. Certo un minimo spazio è stato dovuto lasciare perché altrimenti ci troveremmo in una chiara dittatura rilevabile tecnicamente da qualsiasi organizzazione internazionale.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Massimo, grazie per la dotta disquisizione filosofica sul “sistema” e su ciò che ne discende: illuminante !
      Ritengo che il problema dell'esistenza di Dio è una delle fondamentali questioni tuttora aperte della filosofia.
      Credere o non credere ed in quale Dio credere è comunque, a mio parere, un problema molto personale.

      Elimina
  7. o Ti volevo rispondere anche sui "troppo furbi" e per sicurezza, ormai è una mia deformazione, sono andato a cercare il significato di furbo. Su Wikipedia non c'e (certo non è un vocabolario) ma appare astuzia della quale non si da definizione ma solo alcune citazioni (anche interessanti). Però la definizione è importante perché il sistema parola (aperto) viene ricondotto a tanti altri sistemi parole (sempre aperti) facenti parte della definizione. La definizione permette quindi di chiudere seppur parzialmente il sistema, forse è poco, ma meglio poco che niente (chi si accontenta gode).
    Il dizionario Garzanti definisce furbo (aggettivo) chi sa trarre vantaggi dalle situazioni agendo con prontezza, intuizione e senso pratico (etimo incerto). Come sostantivo persona furba specialmente in senso spregiativo (anticamente furfante). Il senso spregiativo non viene specificato ma credo sia da intendere l'atteggiamento di chi si fa gli affari propri. In definitiva lo stesso significato dato comunemente a speculazione però evidentemente mistificato perché apertamente significa investigazione, esplorazione, osservazione ed è usato negativamente, in senso non dotto, solo nei paesi cattolici. Provai a sottoporre la situazione ad un imprenditore americano e mi rispose prontamente: I must speculate. A pensarci bene in un Paese democratico i cittadini si fanno gli affari loro, certo sarebbe il caso che se li sapessero fare bene ed in modo intelligente. La socialità è un loro preciso ed importante interesse. Poi deve intervenire la legge e le istituzioni ad impedire comportamenti contrari all'interesse sociale, non potendosi accontentare di aspettare che tutti riescano a rendersi conto completamente delle situazioni o che siano genericamente buoni. La scuola e la comunicazione sociale sono mezzi fondamentali non per educare, ma per far prendere coscienza alla popolazione del suo interesse legato indissolubilmente a quello degli altri. Ora mi sembra che gli italiani considerati il popolo dei furbi non lo siano affatto, perché nella grande maggioranza ci troviamo nei guai e quindi evidentemente non siamo stati così bravi a trarre vantaggi dalle situazioni. Appaiono decisamente più furbi tedeschi e svizzeri solo per fare degli esempi. Possibile che nessun genitore si sia posto il problema di cosa farà la figlia raccomandata quando il capo ufficio farà delle avance? Se fosse stata assunta per proprio sicuro merito e quindi convinta delle proprie capacità forse potrebbe provare a difendersi meglio ed il capo ufficio ci andrebbe più cauto. Per quello che ne so attualmente le donne in quelle situazioni devono cedere a meno di non fare battaglie estenuanti. Di queste situazioni si potrebbe dire che ormai non è il caso di fare moralismi e potrei essere pure d'accordo se però non mi venisse in mente che poi, nell'ufficio, la donna povera preda può diventare a sua volta avvoltoio permettendosi cose che non si dovrebbe permettere. Piccole cose, forse, ma poi la realtà è composta di tante piccole cose che ad un certo punto dobbiamo cominciare a prendere in considerazione.
    o Massimo CERACCHI

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Anche qui apprezzo molto la dotta disquisizione sul significato di “furbo” e su ciò che ne fai derivare. Sono anche d’accordo che gli italiani non sono, nei confronti con i cittadini di altri paesi, molto furbi, tutt’al più sono “furbetti” !

      Elimina